Allora, la Azalais, dopo avere scoperto che invece di cantare Brigante se more è meglio enfatizzare la propria conoscenza avita di Valsugana e evocare lunghissimi pranzi al raduno dei lombardi in Sicilia [1], si trasferisce. Ma non fa al contrario il percorso dei suoi nonni, che arrivarono nella bella C. quando era la Milano del sud perché nonno era stato chiamato a dirigere un'acciaieria. Acciaieria che oggi non c'è più. Ma questa è un'altra storia.
Basta divagare. Migro su azalais.eu
Venite a trovarmi, che vi aspetto
[1] Esiste davvero, giuro. Si teneva sull'Etna, e da bambina venivo trascinata a scoprire le mie radici. Sempre eradicata, mi sono sentita.

Quando Borghezio ha dichiarato che le medaglie vinte alle olimpiadi provano la superiorità etnica dei padani ho iniziato a scherzare con Oblomov sull'affare che farebbe a avere figli con me. Senza dubbio migliorerebbe il pool genetico della sua discendenza: la famiglia di mia madre è lombarda, quindi sono dotata di ottimi geni.
Invece trovo molto interessante la proposta di sostituire l'inno nazionale con Va pensiero al nord, e Funicolì funicolà al sud. Anzitutto perché mi auguro che il ritmo trascinante della melodia partenopea porti via con sé l'orribile inno della regione siciliana, Madreterra. Poi perché la musica popolare è genuina, è vera, è allegra. Cambiare l'Inno di Mameli, che recita perfino “Siam pronti alla morte” con Funiculì funicolà renderebbe tutti più felici. A patto che su, nelle valli e tra i boschi e le ciminiere, scelgano di far rappresentare il folkgeist padano dalla bella gigogin.
Daghela avanti un passo, delizia del mio core!

Nella foto, gentilmente concessa da Sim_Dawdler, un esempio di linguaccia etnicamente superiore
Le tante persone con cui ho parlato della mia vita recente sanno che da un po' di tempo nutro delle perplessità sulla filosofia come disciplina a sé. Sanno anche che non amo per nulla l'impostazione storica e ingessata della filosofia a scuola, e che apprezzo poco la maggior parte dei miei colleghi, ammalati di presunzione.
Ma ieri mi sono fatta difensora della mia disciplina. Avevo l'orgoglio accademico che sprizzava da ogni poro. Infatti sembravo tutta sudata -l'orgoglio accademico è liquido, lucida la fronte come il sudore, ma profuma di violetta: meglio del gelsomino di Padre Pio- Gli antefatti sono poco interessanti, ma vi racconto qual'è la posizione che mi sono vista contestare. Mi importa il vostro giudizio, e mi importa di chiarirmi meglio. Perdonate il disordine, sono poco più che appunti.
Sono favorevole all'insegnamento della filosofia negli istituti tecnici. E non (solo) per ovvi interessi personali.
A che serve la filosofia all'istituto tecnico? A fare ermeneutica in senso classico, prima di tutto: serve a leggere testi complessi, e a sforzarsi di capire cosa dicono. Con un'immediata ripercussione pratica: se sei in grado di leggere testi complessi è meno difficile che ti freghino con un contratto di lavoro, che ti facciamo firmare per l'acquisto di un aspirapolvere costosissimo e inutile, e varie e eventuali.
Serve a ampliare il vocabolario, con termini più vicini al linguaggio della tecnica che a quello della poesia, ma astratti. E quindi permette di ampliare la propria capacità di pensare in termini generali le cose del mondo, permette migliora le capacità analitiche. No, a un 'istituto tecnico non è possibile raggiungere l'eccellenza. Primo: e chi lo dice? Ci ha mai provato qualcuno? Secondo: Chi dice cos'è l'eccellenza?
Serve a imparare che i nessi logici non servono solo nelle matematiche, ma anche nel discorso quotidiano. Serve a accorgersi se un politico sta dicendo cose senza senso.
La filosofia, poi, non è affatto il vertice del pensiero umano. Secondo la mia opinione questo può pensarlo solo chi tende a dare un giudizio di valore a cose che sono neutre, quelli che sono convinti che o si vince o si perde, i presuntuosi e chi ha il cuore freddo e la mente pigra. La filosofia è una disciplina profondamente anarchica, che permette, a chi gioca secondo alcune facilissime regole, di comprendere cose nuove sul mondo, sull'individuo e sulla società. Se la filosofia fosse davvero troppo difficile sarebbe necessario togliere il diritto di voto a tutti coloro che non hanno intelligenza a sufficienza per capirne almeno le basi. Perché sono le stesse del nostro agire quotidiano. Che la filosofia sia incomprensibile è una scusa per pigri.