Poi ci sono le domande cretine. In particolare: “se un uomo clonato ha, è dotato, viene infuso di un'anima. Nel Catechismo della Chiesa cattolica non c'è risposta esplicita, ed il motivo è semplice: quando è stato scritto non si parlava di clonazione.”
Il mio cuore di piccolo filosofo della mente freme, sobbalza, s'incazza quando leggo, e lo faccio per la tesi, certe cose. Per me è molto semplice. Anima=Mente fenomenica=Coscienza. Se io so di essere, ho un'anima. Non importa se sono una donna, una giraffa, un computer o una zucca.
Il mio punto di vista è troppo ampio, accoglie troppe entità per l'antropocentrica Chiesa Cattolica. E poi per me se l'anima sia o meno qualcosa di trascendente, conta meno di niente, mentre per loro è il punto principale. Parliamo quindi in termini non miei ma più adatti al caso. Per la chiesa, l'anima è, come principio spirituale, ciò che rende l'uomo diverso dal resto del creato. E' ciò che rende l'uomo sé stesso, la sua essenza. Quindi, l'unica cosa da fare è decidere se un uomo, che invece di venir fuori da due gameti nuovi nuovi, viene fuori da una cellula con il dna già completo, è un uomo. Ovvero decidere se un uomo è un uomo. E non si tratta di una tautologia, ma di un'affermazione rischiosissima. Escludere qualcuno dal genere umano porta a delle aberrazioni paurose. E sicuramente il modo del concepimento, l'unica differenza effettiva tra un essere umano clonato e uno “originale”, non è un criterio accettabile per decidere cosa sia umano.
...Torno al lavoro...
Non mi lamenterò più della lingua incomprensibile in cui scrivono certi miei filosofi. Scrivendo la tesi mi rendo conto sempre più che scrivere di filosofia teoretica è davvero molto difficile. Perché si parla di cose molto astratte, cose che non si vedono, non si toccano, non si annusano, non si mangiano, e se si mangiassero sarebbero indigeste. E lo si fa utilizzando il linguaggio naturale, solo un po' adattato dotandolo di maggiore rigidità espressiva.
Se riesco a terminare questa benedetta tesi di laurea mi faccio tatuare un pipistrello. Non perché io sia diventata una fan scatenata di batman, o perché desideri darmi al vampirismo, ma come ringraziamento al pipistrello di Thomas Nagel, quello dell'articolo What is it like to be a bat?. Otto paginette scarse, ma assolutamente salvifiche.