Sto vivendo un periodo ricco soprattutto di stress. Continuo a non essere in grado di lavorare. Va meglio di prima, riesco a mettere quelle due o tre parole di fila e non ho più problemi di memoria, ma ancora non sono soddisfatta. Ci sono giorni in cui la cosa migliore che riesco a fare è sonnecchiare sui libri, leggere due frasi si e una no, scrivere periodi non conclusi. Oggi è uno di questi. Tutto sembra distante, inutile. Io non sono felice. Io non sono felice soprattutto di me stessa, non mi piaccio affatto.
Ho sete di vivere quella vita che non ho vissuto finora, e non so come fare. E il fatto di non averla vissuta, di aver sbagliato, di aver perso tempo inutilmente, invece di spronarmi ad andare avanti mi paralizza. Ho paura. Ho paura che vada avanti così per sempre. Ho paura di non riuscire a sbloccare la situazione in cui mi trovo. Ho paura di rimanere vittima del disagio che vivo. Ho paura di stare piangendomi addosso. E mi sento sola. Perché ho ben coscienza della precarietà delle cose della vita, e so che tutto può finire da un momento all'altro. E allora sto chiusa a riccio.
Ho coscienza del mio valore. Però temo di apparire supponente e presuntuosa, e questo mi frena. La mia timidezza rischia di farmi sembrare antipatica e poco disponibile, la mia insicurezza di farmi sembrare stupida. Io stessa mi sento stupida per la mia insicurezza.
Io ho fatto le scuole dai preti. Tutte. Dalla prima elementare all'ultimo anno delle superiori. E mio padre è stato mandato a chiamare una volta sola, s e, suprema onta, dall'insegnante di religione. Perché io, durante una lezione in cui si parlava di trapianto degli organi, ho dichiarato di essere contraria. Non riuscivo a considerare morta una persona i cui pezzi sono evidentemente ancora vivi. Casualmente, mio papà fa il chirurgo, e l'insegnante di religione ha avuto modo di apprendere la propria ignoranza.
Quando mi sono iscritta in filosofia ho imparato vari trucchi per sostenere le varie discussioni cretine che immancabilmente si vanno presentando appena lo studioso di filosofia dichiara di cosa si occupa. Uno dei modi per non soccombere sotto valanghe di parole è, nel caso in cui un prete ti chieda cosa pensi di un qualsiasi tema legato alla bioetica, rispondere sempre “non lo so”. Mai assecondare una discussione. E' un suicidio. Si finirà sempre per soccombere.
Così, quando ieri un sacerdote, un teologo coltissimo che già mi era simpatico, ha dichiarato che la bioetica è solo un modo per fare soldi, camminavo ad un metro da terra per la contentezza.