
Penelope Segreta, di Alicia Giménez-Bartlett , mi sta mettendo di fronte a problemi che sento nella carne. Quanto in una donna è naturale e quanto è imposto, quanto delle azioni di tutti i giorni, nel desiderio di una gravidanza, nell'accudimento dei figli è legittima aspettativa propria e quanto è desiderio di essere considerate brave bambine, di essere amate con sicurezza e stabilità, di vivere com'è giusto vivere? Io donna, io intellettuale immodesta, io amante, compagna, moglie futura e madre fra qualche anno, sto scegliendo da me quello che sono e sarò, o sto lasciando che altri lo facciano al posto mio, conformandomi a quello che è giusto, a ciò che sta bene, a Valori altrui? La mia pazienza è mia, è sana accettazione, o è un sistema per non impazzire sotto i colpi del vivere quotidiano, sotto il maglio della frustrazione? Mi sto punendo? Ci stiamo punendo? Ma per quali colpe?
Il romanzo è ambientato negli anni settanta, ma una riflessione di questo tipo credo sia opportuna oggi più che mai. Perché non siamo andate poi molto avanti, temo. Magari Penelope non è più colei che tesse la tela attendendo il ritorno del marito, ma la donna in carriera, che riesce in tutto, è sempre curata, la casa pulita, i bambini bravi a scuola ed impegnati in mille attività. E' l'immagine di donna che schiaccia me.