A me è toccato in sorte il peggior destino possibile per una donna in questa società: quello di essere una donna normale, con i fianchi mediterranei, i peli da estirpare con la ceretta(a proposito, ehm), le gambe corte e il naso a patata.
Riflessione paranoica nata da un commento su flikr alla foto delle mie gambe, pubblicata anche qui sul blog perché mi piace, mi sento a mio agio, mi vedo bella e sensuale. Un tizio di quelli belli, ricchi, vincenti e dabbene, con moglie slava e macchina in leasing mi ha fatto notare che il sexy è in chi guarda, non in chi mostra. Grazie di avermi dato del cesso, tesoro. Lo so. Non per niente ho una laurea in filosofia, e una buona dose di autoconsapevolezza, accompagnate anche da una buona educazione, e dall'intelligenza di non andare a scassare la minchia a te che pubblichi foto di donne di plastica, di automobili e moto, di alberghi, dei tuoi squallidi viaggi. Mi sembra di avere di nuovo a che fare con i miei compagni di scuola. Perché una donna normale spesso viene fuori da un'adoloscente bruttina. E la bruttezza è il dramma più grande per un'adolescente, specie se è costretta a studiare in una scuola privata dove le compagne indossano tutte vestiti firmati e sono sempre perfettamente truccate. Ho sofferto, e pianto, e mi sono sentita anormale, inadeguata. Anche adesso che mi conosco meglio, che ho più certezze, mi sento spesso inadeguata. Un po' come fossi un'estranea sulla terra. Forse lo sono, estranea, chissà.